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Scritto e diretto da Ilenia Costanza
Con Ilenia Costanza e Lorena Vetro

Una divertente e poetica pièce teatrale con orchestra che racconta la Sicilia, questa tanto discussa isola di mafia e mare, di cassate e caponata… di poeti, briganti e cantastorie, partendo dal grammaticale femminile singolare delle parole che la descrivono… “Siccità è femmina… Santa Rosalia a Palermo e Sant’Agata a Catania sono femmine. Imprenditoria lo è… selvaggia e disonorata però. L’emigrazione è femmina; la maschera di Pirandello e la roba di Verga. Ma anche la vigna, la mandorla e l’arancia. E il pistacchio. Sì, perché da noi il pistacchio si chiama ‘a fastuca! E diventa femmina… come la bellezza!”. La stilizzazione di un cortile, una terra afosa e sarcastica, ma energica come le Gorgoni che la rappresentano: Medusa, che incarna la perversione intellettuale; Steno, la perversione morale ed Euriale, la perversione sessuale… 

Buttitta, Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Bufalino, Verga… Rosa Balistreri, Otello Profazio, Nonò Salamone, Domenico Modugno e alcune contaminazioni tratte da Mercedes Sosa e Marlene Dietrich. “La Leggenda di Colapesce”, “Ciàula scopre la Luna”, “Amara Terra mia”, “la Fuitina”, “Malarazza”, “Qua si campa d’aria” e tante altre, fino al tripudio del pubblico che si commuove e ride nel contempo. E si sazia anche, perché queste otto donne, nel raccontarla la  Sicilia, non tralasciano la cucina, raccontando perfino del cannolo e della sua simbologia e dell’invidiosa astuzia che generò la famosa sarda a  beccafico; svelando trucchi, ricette e origine di una cucina tipica, povera di materia prima e ricca di sapore; il sapore di quella primordiale ricchezza che è l’amore.

“… e ricordatevi che le donne qui sono come le lupare!”